Uffici e addetti stampa, servono nuove regole. Associazioni iscritte al DURC giornalisi iscritti all’Albo.

La proposta di estendere l’obbligo di un giornalista iscritto all’Ordine anche alle associazioni strutturate (specialmente quelle con requisiti di regolarità come il DURC) e di introdurre una “certificazione d’origine” dei comunicati da parte delle testate toccherebbe due nodi centrali per arginare il caos attuale.

I nodi critici che una nuova legge andrebbe a sciogliere

Il “copia-incolla” selvaggio e la perdita di verifica: Oggi molte testate online (spinte dalla necessità di produrre traffico a costo zero) pubblicano i comunicati stampa così come arrivano, senza alcuna verifica delle fonti (fact-checking). Questo trasforma la propaganda di enti, aziende o associazioni in “notizia”, eludendo il filtro deontologico.

La confusione tra PR e Informazione: Le associazioni, le fondazioni e gli enti provvisti di personalità giuridica svolgono spesso un ruolo di rilevanza pubblica. Pretendere che dietro la comunicazione ci sia un professionista vincolato a un codice deontologico garantirebbe trasparenza e tutela per il cittadino-lettore.

La responsabilizzazione delle testate: Se un editore o un direttore fosse giuridicamente tenuto a verificare chi ha redatto e firmato un comunicato prima di diffonderlo, cadrebbe il comodo scudo dell’ “ho solo riportato la nota stampa”, arginando l’invio massivo di fake news camuffate da notizie.

Ripulire l’informazione: perché serve una stretta sui comunicati stampa e sulle associazioni reistrate al DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva)

Il settore dell’informazione vive una fase di profonda confusione, diviso tra vuoti normativi e incongruenze evidenti. Da un lato il perimetro della Pubblica Amministrazione è blindato (giustamente) dalla Legge 150/2000; dall’altro, il mondo privato e associativo opera in un Far West comunicativo dove chiunque può inviare note spacciate per notizie, spesso riprese acriticamente dai giornali.

Una proposta di riforma organica del settore dovrebbe poggiare su due pilastri essenziali:

  • Obbligo di firma professionale per le associazioni strutturate: Gli enti collettivi di rilievo, le fondazioni e le associazioni dotate di requisiti di stabilità (come la regolarità contributiva e del DURC) dovrebbero affidare la comunicazione ufficiale a professionisti iscritti all’Ordine, garantendo la tracciabilità e la correttezza etica dei messaggi diffusi all’esterno.
  • La catena di custodia della notizia per le testate: Nessun giornale o portale d’informazione dovrebbe poter pubblicare comunicati stampa anonimi o non verificati. Introdurre l’obbligo per le redazioni di accertare l’identità e la qualifica di chi redige la nota imporrebbe un ritorno al filtro giornalistico e alla verifica delle fonti.

È la via maestra per restituire credibilità a un ecosistema mediatico in cui il confine tra addetto alle pubbliche relazioni, lobbista e giornalista rischia di dissolversi del tutto.