La mappa dell’informazione in Europa: tra deserti locali, querele bavaglio e l’ombra dell’IA

Chi controlla davvero i giornali che leggiamo ogni giorno? E soprattutto, che cosa resta del pluralismo informativo in un continente dove intere comunità locali si ritrovano senza più una voce democratica a raccontarle?

Per rispondere a questi interrogativi e fare il punto sul presente e sul futuro del giornalismo europeo, la Sala ex Agricoltura della Camera dei deputati ospita la conferenza stampa di presentazione della risoluzione e della raccomandazione “Minacce crescenti al pluralismo e all’indipendenza dei media”, il documento approvato lo scorso 30 settembre dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

L’incontro mette al centro dell’agenda politica e sociale i punti ciechi dell’editoria contemporanea. Tra i temi caldi figurano la progressiva scomparsa dei giornali di provincia — spazzati via dai costi di gestione o assorbiti da grandi conglomerati economici —, l’esplosione dei cosiddetti “deserti informativi” e la disparità di condizioni tra i diversi paesi dell’Unione: se in Spagna cittadine di medie dimensioni mantengono ancora una vivace offerta editoriale con tre testate concorrenti, in centri analoghi del Galles la carta stampata è ormai un ricordo del passato.

Un capitolo specifico riguarda la situazione italiana. Il Paese continua infatti a registrare criticita evidenti: si trova al 56° posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa e detiene il triste primato europeo per il numero di querele bavaglio, utilizzate sempre più spesso come strumento di pressione per mettere a tacere inchieste scomode. A questo quadro si aggiungono la persistente ingerenza della politica e dei grandi portatori di interessi economici nelle linee editoriali, oltre alle prime conseguenze concrete dell’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi delle redazioni, dove si registrano già i primi impatti sull’occupazione.

A guidare il dibattito su queste emergenze democratiche intervengono figure di primo piano del panorama giornalistico e istituzionale: Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi; Valentina Grippo, vicepresidente della Commissione Cultura della Camera e relatrice del provvedimento al Consiglio d’Europa; Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti; e Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio.